Dure Avventure

Oggi è il 27 Novembre 2019, ormai è passato quasi un mese dall’annuale fiera di Lucca Comics & Games e così, a distanza di qualche settimana, ci è venuta la malsana idea di parlarvi di ciò che si cela dietro il tendone di Narrattiva – e non stiamo parlando di quello che copre il magazzino […]

Il rientro dopo Lucca

Oggi è il 7 Novembre, sono passati appena 4 giorni dalla fiera di Lucca Comics & Games 2019 ed il nostro lavoro fieristico a riguardo si è concluso con il tradizionale rito del taglio del braccialetto, conservato caldamente tra i ricordi di questa fiera assieme agli innumerevoli pass. Noi dello staff di Narrattiva non possiamo […]

Lucca Comics & Games 2019: eventi e novità

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Dialect: le lingue perdute tornano in vita @ Lucca Comics & Games 2019!

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La Lucca Comics & Games di Narrattiva comincia a Modena Nerd

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Ebbene sì, l’acclamato massive di Lovecraftesque compare nuovamente nel calendario degli eventi Narrattiva! Nato in anteprima a Play: Festival del Gioco di Modena e tornato grazie alla straordinaria collaborazione con Stratagemma, Bad Moon Rising questa volta è pronto a sbarcare alla 29esima edizione della FabCon, convention del gioco di ruolo e gioco da tavolo di Fabriano! […]

Dure Avventure

Una nuova rubrica targata narrattiva

Oggi è il 27 Novembre 2019, ormai è passato quasi un mese dall’annuale fiera di Lucca Comics & Games e così, a distanza di qualche settimana, ci è venuta la malsana idea di parlarvi di ciò che si cela dietro il tendone di Narrattiva – e non stiamo parlando di quello che copre il magazzino del nostro stand.

Però ci siamo posti una domanda: perché farlo parlando nuovamente di Lucca 2019? In fondo, ne abbiamo discusso già parecchio, e allora per cominciare questo ciclo di racconti siamo arrivati alla conclusione di fare quello che sappiamo fare meglio: narrarvi una storia. Una storia leggermente più vecchia, ma altrettanto avventurosa.

Quindi prendete una tazza di tè per riscaldarvi in questi freddi pomeriggi invernali e sedetevi attorno al nostro fuoco virtuale perché quel che stiamo per raccontarvi è una storia di tenacia, di resistenza, di forza d’animo e della capacità di superare ogni ostacolo.

Una volta, Michele disse “Quanto è dura l’avventura”. Questa frase ricordava quanto, a volte, tutto quello che dobbiamo fare si complica all’inverosimile, portandoci a superare noi stessi per poter far fronte ad ogni ostacolo.

Su questa base, ecco a voi le #DureAvventure, i racconti dell’epica cavalleresca dell’espositore fieristico.

Correva l'anno 2018...

…e tutti i preparativi per Lucca erano presenti. Quell’anno annunciammo l’uscita di due titoli molto forti. Il primo fu Il Silenzio dei Minotauri, un titolo che ci portò via un grandissimo lavoro editoriale per renderlo il gioco che abbiamo portato a tutti quanti voi, e Urban Shadows, purtroppo rimandato e pubblicato in seguito a Play: Il Festival del Gioco di Modena 2019 (ma non vi preoccupate. Sappiamo che alcuni di voi sono curiosi, e di questo ve ne riparleremo. Ho detto che questa sarà la nostra unica rubrica? No?) e che ci sarebbe poi costato, incredibile a dirsi, molta più fatica.

Oltretutto, eravamo reduci da una incredibile sessione di lavoro per fare in tempo record la ristampa di Lovecraftesque, nuovamente in edizione Ghostlight, vista la vittoria del premio Gioco di Ruolo dell’Anno 2018

Ma non ci eravamo fermati lì. Avevamo due ospiti d’onore per quell’anno; Ron Edwards, proprietario di Adept Press e autore di giochi dalla storica importanza come Trollbabe fino ad arrivare a S/lay w/ME, e Paul Czege, autore di La Mia Vita col Padrone, Il Silenzio dei Minotauri e co-autore assieme a Michele di Bacchanalia.

Mentre Paul sarebbe sceso accompagnato da Moreno il giorno prima dell’inizio della fiera, Ron era in compagnia mia e di Michele da ben due giorni prima del fatidico Mercoledì. Lo andammo a prendere in aeroporto, e qui, signore e signori, inizia la nostra #DuraAvventura.

Il viaggio ha inizio

Lasciatevelo dire, per me l’idea di tutto ciò per me era fantastico. Sono entrato nello staff di Narrattiva da poco, l’anno 2019-2020 segnerà il mio terzo qui; stavo per coniare il mio primo incontrando direttamente un autore dall’importanza storica, e da li a poco ne avrei conosciuto un secondo. Non mi vergogno a dire che ero veramente emozionato all’idea.

Tutto era ormai pronto, io e Michele avevamo passato l’intera giornata di Lunedì (ma anche Domenica ad esser sinceri) per finire ogni preparativo. Inventario? Fatto. Stand? Pronto. Personale? Organizzato. Tutto stava andando a cavallo. Eravamo persino riusciti a concederci un momento di pausa parlando di giochi, progetti, design. Era questione di qualche ora prima di dover partire alla volta dell’Aeroporto di Bologna, quindi ci preparammo, giacche in spalla per proteggerci dal clima severo della serata, chiavi della macchina alla mano, pronti a imbarcarci nel viaggio Forli’-Bologna, carichi di caffè, musica e di discorsi per passare il tempo.

Ron Edwards, autore, e vittima degli eventi che state per scoprire

Chiavi nel cruscotto, e si accende la macchina. Fu proprio lì che il nostro MC decise di usare dopo un 6- “Annuncia cose brutte a venire”. Eravamo un po’ stanchi, e in realtà non è cosa inusuale che una macchina parta al secondo tentativo se non è proprio fresca di fabbrica – non vi dico la mia personale, a suo tempo partiva un giro ogni 4.

Ma eravamo partiti. Bologna aeroporto è circa a un’ora di distanza dalla nostra sede e il viaggio fila liscio. Persino la pioggia decise di darci tregua. Ricordo ancora che alla radio, mentre parlavamo, partì una canzone che conosco molto bene: “Whatever it takes”, degli Imagine Dragons. Una di quelle che sono solite rimanermi in testa.

L'arrivo in aeroporto

Parcheggiamo la macchina più distante dall’ingresso di quanto i miei piedi avrebbero voluto, ma una camminata non fa mai male. Arrivammo senza ancora aver mangiato nulla, dopotutto non volevamo mica negarci il piacere di una cena col nostro ospite, e col pensiero della fame fisso in testa incominciò l’attesa: io ho la grande pecca di non aver ancora mai preso un aereo in vita mia. Ho imparato lì, in quella sera, la lunghezza dei tempi di uno sbarco internazionale in aeroporto. Ma va bene, tutto sommato non era troppo tragico.

Ron arriva, alla fine di una lunghissima fila di passeggeri. Michele lo saluta subito, io mi presento, e in breve mi ritrovo a parlare in un’altra lingua che per mia fortuna conosco a fondo. Ci incamminiamo dopo una breve pausa al bagno verso la nostra vettura. Carichiamo i bagagli di Ron nei sedili posteriori e ci sediamo dentro la macchina.

Chiavi alla mano, chiavi nel cruscotto, accensione.

E uno, no.

E due, neanche.

E quattro, e otto.

“No dai”, ricordo queste furono le uniche parole che di istinto mi uscirono di bocca.

A smorzare un breve ma apparentemente infinito silenzio a seguire ci fu un calmo “Is everything ok?” (“Va tutto bene?”) provenire dai sedili posteriori. Nono giro di chiave, la macchina parte.

“Yes, it is!” (“Sì, va tutto bene!”) – e invece no. Poco dopo l’uscita dal parcheggio dell’aeroporto, la macchina comincia a fare uno spiacevole rumore. Molto spiacevole. Un rumore che rievoca sensazioni sgradevoli, come quando da piccolo, affamato e contento, aprivo la magnifica scatola di latta piena di biscotti al burro danesi ma al suo interno ci trovavo il kit da cucito di mia nonna.

Ci volle poco a capire quale svolta avrebbe preso la serata.

Una non troppo breve sosta bolognese

Eravamo abbastanza preoccupati. A volte il grattare incessante di un motore, in situazioni come queste, ti fa pensare “Dai, forse non è così grave. Magari si sistema da sola” anche se ormai l’istinto è diventata quella vocina che, a un pensiero simile, ride nel retro del capo di gusto e così forte che riesce a sentirlo anche chi ti sta intorno guardandoti con un solo, eloquente, sguardo di malinconica comprensione. Io, che la meccanica rientra tra i campi la cui mia competenza è paragonabile a quella poetica di un pesce rosso, ci speravo un poco, lo ammetto.

La mia vana speranza si è infranta totalmente quando abbiamo potuto notare con rinnovato orrore la spia della temperatura del motore alzarsi oltre i limiti dell’umanamente accettabile.

Nulla da fare. Arranchiamo in una zona più centrale, a colpi di soste obbligate, fermando la macchina al primo parcheggio disponibile – merce rara per le strade di Bologna -, e decidiamo di chiamare aiuto.

Paul Czege, autore, risparmiato dalla visita imprevista a Bologna

Contattiamo l’unica persona che ci avrebbe potuto aiutare, ossia Moreno, che come Gandalf quando tutto sembrava disperato, arriva a cavallo del suo destriero bianco a 5 posti. L’attesa si rivela meno estenuante del previsto, specie con Ron che sdrammatizzava la situazione a colpi di “Tranquilli, ho lavorato come espositore tantissime volte in vita mia. Se non succede una cosa simile, non è una fiera.”

Tra una chiacchiera e l’altra, il tempo passa e ci riuniamo io, Ron, Michele e Moreno pronti a combattere in un’altra missione tanto importante quanto tornare a casa: trovare un posto dove cenare.

Sia fatta lode ad Internet, troviamo un locale ancora aperto. Una pizzeria molto accogliente che ci ha concesso una cena a ridosso delle 23:00, quanto bastava per saziare i nostri quattro stomaci, prima di ripartire alla volta di Forli’.

Avevamo solo un altro piccolo, insignificante problemino.

Forse mi sono dimenticato di citarlo, ma come se non bastasse, la macchina di Michele, morta in quel di Bologna, aveva nel portapacchi circa 8 scatole della ristampa di Lovecraftesque. Troppe per poterle caricare nella macchina di Moreno, perciò prendemmo l’unica decisione possibile: ci siamo assicurati che la merce fosse protetta in ogni modo possibile per evitare che si rovinasse, ne abbiamo prese un paio a mano considerando che altre erano alla nostra sede, e siamo saliti in macchina.

I do whatever it takes, ’cause I love how it feels when I break the chains

-“Ma che stai cantando?”

-“No niente, è solo la canzone che c’era prima in macchina. Mi fa pensare che a qualunque costo questa fiera ce la portiamo a casa.”

Una risata, e si parte.

Il giorno prima di Lucca

Ok, e adesso?

Una domanda che ci siamo fatti in tre. Dopo aver dormito veramente poco, dovevamo trovare una soluzione al problema Macchina Mancante. Passammo la mattinata a far un giro di chiamate, e fortunatamente avevamo trovato una buona anima disposta a prestarci il suo veicolo, un Doblò incredibilmente spazioso.

Perfetto!

Certo, ci toccò scaricare tutto quello che la Domenica sera avevamo messo sul carrello, visto che questo veicolo non aveva il gancio per trainarlo. Posti auto bruciati a parte, riuscimmo con una serie di rocambolesche vicende in cui spuntava sempre altro da caricare in macchina, a riempirla di tutto il necessario per poter partire, stipati come in una metropolitana durante le ore di punta ma con abbastanza spazio per respirare. Ringrazio ancora Ron e la sua incredibile capacità logistica di gestione degli spazi per averci permesso questa impresa.

Purtroppo abbiamo dovuto comunque sacrificare due oggetti impossibili da caricare all’interno del veicolo per via di ovvi vincoli fisici: un paio di casse di prodotti, e il carrellino per portarle.

Partiamo, e il viaggio fila liscio, così tranquillo che mi addormento per buona parte della tratta.

Tuttavia, visto il tempo che abbiamo dovuto impiegare per riorganizzare al volo ogni cosa, siamo arrivati al padiglione Carducci, di Martedì, circa alle 20:30. Salterò la parte in cui il navigatore ci ha fatto passare per delle strade veramente inquietanti con le annesse battute su quanto sembrasse il tipico inizio di un film dell’orrore, anche se continuo a sostenere che se la macchina di Michele invece di ancorarsi a Bologna avesse spirato lì, la scritta Silent Hill in sovrimpressione non ce la toglieva nessuno.

Arriviamo al padiglione, e iniziamo a scaricare. Raggiungiamo la nostra area, giusto in tempo per trovarci una incredibilmente larga ed alta torre di scatole di cartone vuote scaricate lì, a caso, disposte in modo da occupare circa l’80% dello spazio.

“No dai”, parte seconda.

Con l’aiuto dello staff della fiera – grazie ragazzi – avevamo ripulito la torre e finalmente potemmo iniziare a scaricare e a montare. Poco dopo, Moreno ci raggiunse assieme a Paul, preso direttamente dall’aeroporto di Bologna. Fu poco il tempo che potemmo dedicare a saluti e presentazioni: Ron tornò con loro all’appartamento per riposarsi mentre io e Michele li raggiungemmo ore dopo, non appena finito di montare ogni cosa.

Ci fu solamente un altro piccolo dettaglio da sistemare: immaginate che, quel lunedì mattina, avevamo una sola cosa da fare prima dell’imprevisto, e doveva essere fatta prima della fiera. Ve lo assicuro, arrivata la sera volevamo veramente tanto andare subito a letto, ma i token de Il Silenzio dei Minotauri andavano rimossi dalla fustella per preparare i pacchetti. Fu una interessante, anche se un po’ metodica, serata.

E così la fiera iniziò

Molto di ciò che verrà a seguire lo sapete. Chiunque abbia avuto la fortuna di partecipare a Lucca Comics & Games 2018 trovò noi e tutto lo staff Narrattiva più carico di quanto io e Michele, sconvolti dalle 2 ore di sonno, potevamo essere realisticamente parlando.

E la fiera andò benissimo. Il Silenzio dei Minotauri venne ricevuto con molto entusiamo dal pubblico (e a proposito, restate sintonizzati a riguardo. Ma io non vi ho detto niente eh!) e anche Lovecraftesque, ristampato nuovamente in edizione Ghostlight vista la vittoria del premio Gioco di Ruolo dell’Anno 2018, riscosse un grandissimo successo. Fummo veramente molto entusiasti di ciò, e sin dai primi giorni la nostra fiera fu molto movimentata. Così tanto che, purtroppo, mi ritrovai a constatare un dettaglio terribilmente importante già alla sera del primo giorno.

Una foto del padiglione Carducci durante Lucca Comics & Games

“Michele, abbiamo un problema. È rimasta solo una scatola di Lovecraftesque e qualche altra copia in più…”

“Ma come? E le altre?”

“Sono a Bologna”

“Ah”

“Come facciamo?”

“Nell’unico modo possibile. Questa notte le vado a riprendere, e domattina ritorno”

Whatever it takes ♫

E così fu. Mi ritrovai, la mattina dopo, a fare l’apertura dello stand per conto mio e a reggere assieme agli altri l’intera nave fino al ritorno del nostro big boss. Per quanto l’idea mi incutesse timore, mi sono fatto coraggio, e con l’aiuto di tutto il nostro staff abbiamo retto botta in maniera magistrale. Al ritorno di Michele, che si è trovato con tante ore di macchina in più alle spalle rispetto a quelle che una persona dovrebbe sostenere durante la fiera, la buona notizia: la merce era stata messa in custodia per bene, nessun gioco si era rovinato e potevamo venderli tranquillamente. Un sospiro di sollievo che venne naturale aprendo le casse, e da qui in poi, il resto è storia.

Lucca 2018

La fiera andò molto bene. Ci fu qualche leggero intoppo che dovemmo sistemare al volo, come quando mi ritrovai di Sabato da solo allo Stand gestendo la folla curiosa – grazie a tutti della pazienza, vi voglio un mondo di bene – per un’ora circa, ma nulla di paragonabile a quanto avevamo superato.

Ron e Paul dedicarono il loro tempo a workshop e interviste, passandone poi molto tra l’Indie GdR Palace e lo stand dove ad una certa Ron di sua iniziativa ha voluto spiegare a chi fosse curioso come funzionano i suoi giochi da noi editati in italiano in maniera magistrale – d’altronde, è l’autore.

Ebbi modo di passare del tempo assieme a Paul riscattando la scarsa presentazione del Martedì notte dettata dal poco tempo per montare lo stand tra un pranzo e una pausa, e posso affermare che quella Lucca fu una esperienza che non dimenticherò mai.

Finita la fiera, ci aspettò la classica riorganizzazione dell’inventario, sistemare nuovamente il magazzino e una giornata di relax. E poi, sono nuovamente salito sul treno per tornare a casa, così stanco che pensai sinceramente di addormentarmi anche lì e perdere la mia fermata.

Ve lo immaginate? Sarebbe stata davvero la cigliegina sulla torta, no?

 

Whatever it takes, ’cause I love the adrenaline in my veins

E qui vi salutiamo!

Io la canzone non la ricordo.
Il problema non era tanto il rumore quanto la spia dell’acqua che segnava come nel motore c’era la stessa temperatura del nucleo di Chernobyl. E la avevo appena fatta riparare la settimana prima perché “di solito basta mettere acqua, ma non voglio avere problemi proprio sotto Lucca”.
Ora, non sono esattamente famoso per avere un “buon rapporto” con le cattive notizie, anzi, direi che sono famigerato per aver bisogno dei miei tempi per metabolizzarle. Ma ricordo che per giorni mi sono aggirato per lo stand dispensando calma e saggezza che manco Gandalf, alla voce di “Non c’è problema. Andrà tutto bene. Lucca sarà un successo. E tutto questo sarò un divertente aneddoto da raccontare davanti a una birra” E sapete cosa? Direi che ci ho davvero preso. 😉

Una testimonianza di Michele

E confermo che questo aneddoto è stato anche raccontato davanti una birra.

Se avete letto questo racconto, non posso far altro che ringraziarvi! Il nostro falò dei racconti si è ormai esaurito per oggi con questa #DuraAvventura che è stata un’esperienza vissuta sulla nostra pelle e non poteva non essere condivisa con tutti voi. Tramite questo articolo iniziamo una delle rubriche che da qualche tempo stiamo progettando per rendervi tutti partecipi di tutto quello che succede dietro la nostra grande N, ma non solo! Altre ne arriveranno, e chissà, magari potrebbero contenere racconti di sessioni di gioco, lo sviluppo di alcuni dei nostri progetti, fatti d’ufficio sensazionali o incredibili segreti cosmici per la conquista del mondo.

Se volete scoprirlo, restate sintonizzati! Nel frattempo, noi di Narrattiva vi auguriamo un buon continuo di giornata, e una buona settimana!

Dal vostro Matteo in vena narrativa è tutto, grazie di nuovo, e a presto!