Le Avventure di Michele nel Mondo dei Giochi: Diana Warrior Princes

Diana Warrior Princess

I giochi umoristici sono spesso bellissimi da leggere, ma difficilissimi da “far girare”. È un tipo di gioco che tendenzialmente odio, ma non ho potuto fare a meno di amare Diana Warrior Princess.

Per parlare di questo gioco, è meglio parlare delle persone che ci sono alle spalle. Aaron Williams (il disegnatore) è il responsabile di Girl Genius, Nodwick, PS328 e Full Frontal Nerdity. Nodwick è uno dei nerd comic più carini che mi siano passati per le mani (e non a caso ne ho curato una breve edizione italiana). È una presa per i fondelli di tutti i trope del GdR, nessuno escluso. L’eroe dell’azione è un portatore, cioè una di quelle “insignificanti” figure che nei primi classici portavano a spalla i tesori trovati dagli avventurieri.

Il concept è geniale: millemila anni nel futuro verrà scritto un telefilm sulla principessa Diana (QUELLA principessa Diana) con lo stesso rigore storico con cui Hollywood ora fa i film sui Ninja. E le sessioni a Diana Warrio Princess saranno proprio gli “episodi” di quella serie TV. Quindi abbiamo una Diana gira per l’Inghilterra a bordo della sua moto magica, combatte contro il malvagio dio Landmines (mina antiuomo), è perseguitata dai servitori del perfido Nicoteen (responsabile del marcato nero di una terribile droga chiamata Tabacco) ed è perseguitata dagli uomini della Thatcher (che è un non morto, capace di vedere tutto quello che vedono le sue effigi, strategicamente sparse per tutto il paese). In questo contesto “Wild” Bill Gates è un baro che gira su un battello a vapore lungo il Mississippi che si trova in Inghilterra perché … perché no?

Il manuale è ricco di illustrazioni di Williams, testi davvero divertenti e spiegazioni su come combinare elementi del passato in maniera buffa e creativa. Purtroppo le regole del gioco vero e proprio sono quelle di un classicone davvero “base”, che purtroppo non supporta in nessun modo il tema del gioco (se non rimanendo estremamente “light”). Ma la comicità vive molto di tempistiche, e in un gioco è difficile crearle. Può capitare, ma richiede un particolare stato di grazia di master e giocatori.

Il manuale è però talmente bello che spesso mi trastullo all’idea di pubblicarlo…

E voi? Siete mai riusciti a far girare un gioco umoristico? Quale? Toon? Tales from the Floating Vagabond? O qualche altro gioco che non conosco?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.